Le trasferte di lavoro

Le trasferte di lavoro servono per:

  • Fare docce lunghissime ascoltando la tua musica preferita
  • Stare in hotel. Dove non devi pensare a procacciare e cucinare il cibo mattina, pranzo e cena
  • Lasciare in disordine la camera e tornare trovando tutto pulito e rassettato
  • … Lavorare

(le mamme mi capiranno)

On Air

… e poi ve l’ho già detto qui che a me gli alberghi piacciono parecchio …

Confessioni di una donna difettosa – Vita d’Albergo

Ho un debole per gli alberghi dove sei coccolato come se veramente contassi qualcosa.

Lo so, lo  fanno  con  tutti,  basta  pagare  la tariffa, ma  io vivo nell’illusione  che mi vogliano davvero  bene. Anche se ho ordinato personalmente   i  quotidiani  la sera  prima,  mi  illudo  che  sia  un pensiero spontaneo del concierge farmeli arrivare  croccanti insieme ai cornetti la mattina.

La  colazione  a  letto è per  me  un  lusso  estremo.  Non  amo  le pellicce, le macchine eleganti né i gioielli  importanti, a tutto questo preferisco il vassoio con il cappuccino caldo appoggiato sul piumino morbido, il tutto circondato da marmellatine varie e pane tostato.

Anche se sento continui lamenti da chi è costretto a vivere sempre in viaggio tra un hotel e l’altro, io invece li invidio fortemente.  In albergo ogni giorno  la tua vita ricomincia  nuova di zecca, con un set di saponi intoccati e la fascia di protezione del controllo igienico sulla tavoletta. Non si vedono crepe e ogni oggetto torna al suo posto per magia, come se i topini di Cenerentola fossero entrati in azione appena  usciti dalla  stanza.  Lo  so  benissimo che si tratta  del room service,  ma questo non diminuisce l’incanto. […]

Non  sono  certo la  prima  né l’unica  a nutrire  questa  debolezza per le anonime camere d’albergo che ti accolgono sempre fresche e ordinate, molti ne hanno fatto addirittura uno stile di vita. Una lunga lista di scrittori, poeti o donned ésprit ha optato per questa drastica scelta che, a un’analisi frettolosa, potrebbe sembrare triste e solitaria.

Invece  le camere d ‘albergo si possono  trasformare  in un rifugio segreto, come l’ambita “stanza tutta per sé” vagheggiata da Virginia Woolf.   […]

Ho  viaggiato  molto  da  sola,  frequentando  alberghi  un  po’  in tutto il mondo, dalle stamberghe  ai lussuosi  pluristellati di inutili convegni; ognuno  ha  un  suo  fascino  segreto,  non  mi  inquietano gli strati  di altre esistenze sconosciute  che sono rimaste incise  nei mobili o sulla moquette, anzi mi invitano a fantasticare  sulle “vite degli altri”, una delle attività  più interessanti  per una ficcanaso  di professione che, pur di evadere dalla propria, entrerebbe  nella prima esistenza diversa che le capita a portata di mano. In effetti, ora che ci penso, una delle attrattive della vita d’albergo è quella di mettere per un po’ da  parte  la  propria  identità,  premere  il  tasto “pause” e creare  una  parentesi  che ti  permetta  di uscire  dal  tuo quotidiano per entrare  in  una  cabina  pressurizzata  dove  nulla  ti riporta  alle solite abitudini.  Mi è sempre piaciuto  fare finta di essere  un’altra … […]

SERENA DANDINI, Grazie per quella volta. Confessioni di una donna difettosa